
Il ciclo di opere (26) della cartella “Trasfigurazione” di cui fanno parte le opere selezionate prende avvio da una riflessione sulla Trasfigurazione di Raffaello Sanzio, assunta come modello concettuale. La celebre opera rinascimentale viene rielaborata in chiave laica e contemporanea, invitando ad una riflessione sulla necessità della condizione umana di evolversi sotto il profilo prettamente spirituale.
Per quanto riguarda la sintassi della composizione ho usato un principio musicale tramite varie battute del Kyrie di Giacomo Puccini. Le note di queste battute sono state trasformate nei valori delle loro frequenze, rendendo individuabili quelle battute musicali che rispettano il rapporto aureo. Questi rapporti sono serviti come architettura delle scene rappresentate nei quadri.
Gli esseri rappresentati nelle scene sono ancora riconducibili a forme antropiche ma di enorme dimensione. Per rappresentare ciò che non è rappresentabile come l’evoluzione spirituale, ho scelto di usare una metafora: un corpo di grandi dimensioni rappresenta uno spirito che si sviluppa e si amplia nel suo percorso interiore.
In tutte le opere lo sfondo, identificato come ambiente spirituale, è nero, non è un elemento negativo o drammatico; anche qui la scelta nasce dalla necessità di rappresentare qualcosa che non è rappresentabile come un ambiente spirituale. Quale colore usare per rappresentare ciò che non c’è ? Beh il nero è quello che non riflette nessuna frequenza dei colori nel campo visivo quindi ho usato un cielo nero.
L’architettura che attraversa la scena richiama l’opulenza della tradizione religiosa e del potere istituzionale. Tuttavia, il buio che emerge da finestre e porte indica una perdita di senso: l’architettura priva di una genesi interiore si svuota di valore simbolico. La monumentalità, qui, non coincide con la spiritualità, ma ne evidenzia la crisi.
Nella parte superiore delle composizioni compaiono altri soggetti che si collocano in uno stadio più avanzato del processo di trasfigurazione. In essi la forma umana si dissolve completamente, lasciando spazio a una presenza non più antropomorfa. La perdita delle sembianze non indica una negazione dell’umano, ma il compimento del percorso: quando la trasformazione è avvenuta, la forma non è più necessaria.
El modo e ordine a llavorare in uro, cioè in frescho, e di colore e incarnare viso giovanile. Chol nome della Santissima Trinitae ti voglio mettere al cholorire. Principalmente chomincio a llavorare in muro, del quale t'informo del modo che dei tenere a passo a passo. Quando vuoi lavorare in muro, ch'è 'l più dolcie e 'l più vagho lavorare che sia, prima abbi calcina et sabbione, tamigiata ben l'una e l'altra; et se 'lla chalcina è ben grassa e frescha richiede le due parti sabbione , la terza parte chalcina; e intridili bene insieme con acqua; e ttanta ne intridi che tti duri quindici dì o venti. E llasciala riposare qualche dì, tanto che n'escha il fuocho.

Un grande triangolo acuto diviso in sezioni disuguali, che si restringono verso l'alto, rappresenta in modo schematico, ma preciso, la vita spirituale. In basso, le sezioni del triangolo diventano sempre più grandi ed estese.
Il triangolo si muove lentamente, quasi impercettibilmente, verso l'alto e dove « oggi» c'è il vertice, «domani ci sarà la prima sezione quello cioè che oggi è comprensibile solo al vertice, e per il resto del triangolo è ancora un oscuro vaniloquio, domani diventerà la vita, densa di emozioni e di significati, della seconda sezione. Al vertice sta qualche volta solo un uomo. Il suo sguardo è sereno come la sua immensa tristezza. E quelli che gli sono più vicini non lo capiscono. Irritati, lo definiscono un truffatore o un pazzo. Cosi disprezzarono Beethoven, che visse da solo, al vertice. Quanti anni ci sono voluti prima che una sezione più larga del triangolo arrivasse dove era lui! E nonostante tutti i monumenti in suo onore, sono veramente molti quelli che hanno raggiunto quel punto?
[continua]

[Continua.........In ogni sezione del triangolo si possono trovare degli artisti. Tra loro, chi sa guardare al di là della sua sezione e un profeta e aiuta a muovere il carro inerte. Se invece non possiede quest'occhio acuto, se per finalità e cause meschine lo chiude o ne fa cattivo uso, viene capito e ce lebrato da tutti i compagni della sua sezione. Più grande è la sezione (cioè più in basso si trova), maggiore è la massa di chi capisce la parola di quell'artista. È chiaro che ognuna di queste sezioni ha consciamente o (più spesso) inconsciamente fame del proprio pane spirituale. È il pane che le danno i sui artisti, e a cui domani aspirerà la sezione successiva.]

[Continua ........Quest'esposizione schematica non esaurisce certo il quadrodella vita spirituale. Fra l’altro non mostra un lato in ombra: una grande macchia nera, senza vita.
E allora l'ingegno, il talento (in senso evangelico) può diventare una maledizione, non solo per l'artista che lo possiede, ma anche per chi mangia il pane avvelenato. L'artista che usa la sua energia per soddisfare esigenze meno elevate, dà un contenuto impuro a una forma apparentemente artistica, mescola elementi deboli ad elementi negativi, fa ingannare gli uomini, e li aiuta a ingannare se stessi convincendoli che sono spiritualmente assetati, e che possono soddisfare la loro sete ad una sorgente pura. Opere come queste non favoriscono un movimento verso l'alto, ma lo frenano, soffocano il desiderio di migliorare e diffondono la peste.]

[Continua........I periodi in cui l'arte non ha grandi uomini, in cui manca il pane metaforico, sono periodi di decadenza spirituale. Le anime continuano a cadere dalle sezioni superiori a quelle inferiori, e tutto il triangolo sembra fermo.
Sembra abbassarsi e arretrare. In queste epoche silenziose e cieche gli uomini danno importanza solo al successo esteriore, si preoccupano unicamente dei beni materiali, esalutano come una grande impresa il progresso tecnologico, che giova e può giovare solo al corpo. Le energie spirituali vengono sottovalutate, se non ignorate.
I pochi che hanno ideali e senso critico sono scherniti considerati anormali. Le rare anime che non sanno restare avvolte nel sonno e sentono un oscuro desiderio di spiritualità, di conoscenza e di progresso, infondono una nota di tristezza e di rimpianto nel grossolano coro materiale. La notte diventa sempre più fitta. Il grigiore si addensa intorno a queste anime tormentate e sfibrate dai dubbi e dalle paure, che spesso preferiscono un salto improvviso e violento nel buio piuttosto che una lenta oscurità.]

[Continua.......L’arte, che in tempi come quelli ha vita misera, serve solo a scopi materiali. E poiché non conosce materia delicata cerca un contenuto nella materia dura, deve sempre riprodurre gli stessi oggetti. Il« che cosa » viene eo ipso meno; rimane solo il problema di « come » l'oggetto materiale debba essere riprodotto dall'artista.
Questo problema diventa un dogma. L'arte non ha più anima. Su questa via del « come», l'arte procede. Si specializza e diventa comprensibile solo agli artisti, che cominciano a lamentarsi dell'indifferenza del pubblico. Poiché in tempi simili l’artista medio non ha bisogno di dire molto e gli basta un minimo di diversità per farsi notare e osannare da certi gruppetti di mecenati e conoscitori (il che può comportare grandi vantaggi materiali), una gran massa di persone superficialmente dotate si butta sull’arte che sembra così facile. In ogni centro artistico vivono migliaia e migliaia di artisti, la maggior parte dei quali cerca solo una maniera nuova, e crea milioni di opere d'arte col cuore freddo e l'anima addormentata.]

[Continua........La «concorrenza » cresce, La caccia spietata al successo rende la ricerca sempre più superficiale. I piccoli gruppi, che casualmente si sono sottratti a questo caos dl artisti e di immagini si trincerano nelle posizioni conquistate. Il pubblico, che è rimasto arretrato, guarda senza capire, non ha interesse per un'arte simile e le volta tranquillamente le spalle.
Nonostante l'accecamento, il caos e la caccia spietata, il triangolo spirituale procede lentamente, ma irresistibilmente verso l'alto.
Mosè torna di nascosto dal monte e vede danzare i torno al vitello d'oro. Ma porta agli uomini una nuova sapienza.
ll suo linguaggio, inaccessibile alle masse, è subito capito dall'artista che, dapprima inconsapevolmente, risponde all'intimo appello. Nel problema del « come »si nasconde la possibilità della guarigione. E anche se nell'insieme il « come » è un problema sterile, la stessa ricerca di «diversità» o, diremmo oggi, di «personalità», fa scorgere negli oggetti non solo la cruda e aspra materia, ma anche qualcosa dimeno corporeo di quell'oggetto realistico che si voleva riprodurre «cosi com'è», « senza interventi della fantasia ».]

[Continua.......Esteriormente i movimenti delle scimmie sono perfettamente uguali a quelli dell'uomo. Una scimmia sta seduta, tiene in mano un libro, lo sfoglia, assume un atteggiamento pensieroso, ma ai suoi movimenti manca un senso interiore......La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo e racchiude in sè i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta.]


Titolo:
Trasfigurazione 21
Tecnica:
Affresco, biointonaco su tela di juta - 90 x 120


Titilo:
Cavallo senza testa che sogna
Tecnica:
Affresco su tela di juta e resina
Perché scegliere il giusto design.
Titolo:
Il gioco dei tre universi
Tecnica:
Affresco su tela di juta e resina - 150 x 100

Titolo:
Trasfigurazione 22
Tecnica:
Affresco su tela di juta e resina - 100 x 150

Scegli un design unico per il tuo sito web. Le giuste immagini creano un grande impatto visivo e trasmetti professionalità ai tuoi clienti.

[Continua.........Se poi i « come »coinvolge anche l'emotività dell'artista e sa esprimere le sue più intime esperienze, l'arte si pone già sulla via dove più tardi ritroverà necessaria
mente il perduto « che cosa », cioè il pane spirituale del risveglio spirituale ora all'inizio. Questo «che cosa» non sarà più il « che cosa » materiale, oggettivo dell'epoca passata, ma un contenuto artistico: sarà l'anima dell'arte, senza la quale il corpo il (« come ») non può vivere una Vita piena e sana proprio come un uomo o un popolo.
Questo «che cosa» è il contenuto che solo l'arte può cogliere e che solo l'arte, coi mezzi che lei sola possiede, può esprimere nitidamente.]



Ritrovarsi con un viaggio
Titolo:
La conoscenza
Tecnica:
Affresco, biointonaco su tela di juta 108 x 150

Titolo:
Trasfigurazione 25
Tecnica:
Affresco, biointonaco su fibra di vetro
150 x 110

Titolo:
Trasfigurazione 5
Tecnica:
Affresco, biointonaco su fibra di vetro
120 x 120
La tua vetrina digitale

Titolo:
Il contagio dell'aberrazione
Tecnica:
Affresco, biointonaco su fibra di vetro
150 x 110


Titolo:
Latitudine 35N
Una riflessione sul tema della migrazione come esperienza di trasformazione identitaria. Il volto rappresentato appartiene a un migrante africano che affronta un viaggio spesso segnato da pericoli e sacrifici nel tentativo di raggiungere l’Europa e costruire una nuova prospettiva di vita.
L’elemento centrale dell’opera è la sottile linea che attraversa la tempia. Essa appare innanzitutto come una ferita, simbolo dei rischi fisici ed emotivi che accompagnano il percorso migratorio. Allo stesso tempo, la linea divide il volto in due parti distinte: una conserva il colore naturale della pelle, l’altra assume il bianco come metafora dell’Occidente e del processo di occidentalizzazione.
Questa separazione non vuole suggerire una gerarchia tra culture, ma evidenziare la condizione di chi vive tra due mondi. Da una parte vi sono le proprie origini, la memoria e l’identità culturale; dall’altra l’aspirazione a integrarsi in una realtà percepita come luogo di opportunità e cambiamento.
La ferita ricorda il prezzo umano che spesso accompagna tale percorso. La Linea diventa così una riflessione sul confine, non solo geografico, ma anche culturale e psicologico, che ogni migrante è chiamato ad attraversare nel processo di ridefinizione della propria identità.
Il Vuoto
Il Calco come Soggetto: Da strumento a opera d'arte; lo stampo smette di servire la materia e comincia a significare lo spirito.
Nel processo scultoreo tradizionale, il calco in silicone è considerato un puro mezzo transitorio: un contenitore strumentale, un "falso positivo" sacrificabile il cui unico scopo è scomparire per lasciare il posto alla materia definitiva (gesso, bronzo o resina).
Elevando lo stampo a opera d'arte autonoma, si compie un radicale ribaltamento concettuale ed estetico: la matrice che custodisce il vuoto diventa infinitamente più importante, densa e poetica della scultura che da essa potrebbe nascere.
La scultura finale è un punto d'arrivo; lo stampo è l'origine, il Big Bang biologico e concettuale della forma stessa.
Mentre la scultura riprodotta mostra solo l'esterno di sé, la superficie interna del silicone — visibile attraverso la drammatica fessurazione longitudinale dell'opera — agisce come una guaina sensibile, una pelle rovesciata che ha registrato ogni singola informazione dell'essere. Il calco possiede un'intimità che l'oggetto finito non potrà mai avere: ha toccato l'invisibile, ha avvolto il corpo quando non era ancora materia solida, diventandone il custode spirituale.
Il taglio che attraversa la struttura non è un difetto di lavorazione, ma l'asse portante dell'intera opera. È la ferita che rivela il vuoto interiore. Se guardiamo una scultura finita, guardiamo la sua superficie esposta al mondo. Guardando dentro il calco su questo algido piedistallo nero, l'osservatore è costretto a guardare l'assenza. Questa scelta sposta l'atto della visione da un livello puramente retinico a uno profondamente metafisico: l'importanza non risiede più nel consumare con gli occhi un oggetto estetico, ma nel contemplare la matrice energetica e psicologica che lo ha generato.

Tecnica:
Gomma siliconica 27x19x15

Tecnica:
Gomma siliconica 56x18x10

Tecnica:
Gomma siliconica 46x18x8

Tecnica:
Gomma siliconica 40x28x30

Tecnica:
Gomma siliconica 27x20x12


Tecnica:
Resina, marmo bianco
30x30x25
L’opera si configura come una architettura della psiche, dove lo spazio geometrico diventa il palcoscenico di un dramma interiore invisibile ma onnipresente. Attraverso un contrasto materico e di scala, ho cercato di tradurre visivamente il concetto di oppressione mentale e il controllo coercitivo che i traumi del passato esercitano, in modo inconscio, sulla vita quotidiana dell'uomo.
La struttura portante, realizzata in geometrici blocchi di marmo bianco di impronta architettonica, evoca la linearità del tempo e la routine apparente della vita di tutti i giorni come quella intorno alla propria abitazione. Su questa superficie apparentemente stabile si muove una minuscola figura umana, dove irrompe l'elemento disturbante e parassitario: una grande mano, modellata con un materiale organico ambrato come la resina. L'uomo sotto la morsa cammina senza rendersi conto che la volta sopra la sua testa è interamente costituita dallo spettro del proprio passato.
Tecnica:
Resina, 26x18x16


Tecnica:
Resina, 21x18x14
Presentazione della cartella "Trasfigurazione" - Roma

Invito alla XV edizione della Florence Biennale, 18 al 26 ottobre 2025

Mostra collettiva d'Arte Moderna e Contemporanea 2025 ("Contenente 2" )
Mostra del XLI Premio Firenze in palazzo BASTOGI 2025 ("Trasfigurazione 11")




Fondazione Lazzereschi
Esposizione organizzata
dal Rotary club (Lu)
© Antonio Vannucci
Scarica il portfolio